Nell’ambito dell’assetto di difesa commerciale UE, la Commissione Europea ha attivato l’Import Barometer, evoluzione del sistema di sorveglianza istituito su impulso della Presidente Ursula von der Leyen attraverso una specifica Import Surveillance Task Force, inizialmente focalizzata sui fenomeni di trade diversion.
Il nuovo Import Barometer, riconfigurato nel giugno 2026, mira a individuare aumenti persistenti delle importazioni e potenziali pressioni competitive sull’industria europea, anche in relazione alle sovraccapacità produttive globali. Il meccanismo si basa sui dati Eurostat, con un livello di dettaglio fino ai codici a otto cifre della Nomenclatura Combinata e prevede aggiornamenti trimestrali.
L’analisi individua i prodotti per i quali coesistono presenza di una produzione nell’UE, crescita sostenuta dei volumi importati e riduzione dei prezzi medi unitari nell'ultimo anno. Le analisi hanno una funzione esclusivamente preventiva e non costituiscono prova di distorsioni commerciali né comportano l’avvio automatico di indagini o l’adozione di misure di difesa commerciale, che restano subordinate alla verifica dei requisiti previsti dalla normativa UE.
L’ultima rilevazione, pubblicata il 18 settembre scorso e relativa al periodo luglio 2025 - giugno 2026, individua 902 codici doganali, 33 in più rispetto alla precedente edizione, concentrati soprattutto nei comparti dei macchinari, tessile-abbigliamento, metalli, chimica, apparecchiature elettriche e altre attività manifatturiere e dei trasporti.
In un’ottica industriale, il Barometro offre un riferimento utile per monitorare le filiere maggiormente esposte alla pressione delle importazioni e intercettare possibili criticità competitive.
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