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Contributi per Pmi dei settori moda e tessile per grandi progetti – ANTICIPAZIONE

Il Decreto ministeriale 6 agosto 2026 del Mimit  prevede nuovi incentivi per le imprese della moda, del tessile e degli accessori destinata alle PMI della filiera moda, per la crescita sostenibile. L’obiettivo è rafforzare la produzione realizzata in Italia, l’integrazione tra le imprese della catena produttiva e l’impiego prevalente di semilavorati di origine italiana o europea.
I fondi a disposizione sono pari a 100 milioni di euro. La dotazione prevede due riserve di risorse: il 25% è destinato alle iniziative delle micro e piccole imprese mentre il 40%, pari a 40 milioni di euro, finanzia programmi realizzati in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.
La misura non è ancora attiva.
 

Soggetti beneficiari

PMI regolarmente costituite, iscritte e attive nel Registro delle imprese con sede su tutto il territorio nazionale appartenenti alla filiera moda e tessile con specifici codici ATECO.
Sono comprese integralmente le divisioni del tessile, dell’abbigliamento e della pelletteria, insieme a numerose attività collegate agli accessori e alla progettazione.
Fra i requisiti di accesso figurano anche
  • la regolarità contributiva,
  • l’assenza delle cause di esclusione previste dal Codice degli incentivi e, per le imprese soggette all’obbligo,
  • la stipula della copertura assicurativa contro i danni da calamità naturali prevista dall’articolo 1, comma 101, della Legge n. 213/2023.
 
I programmi possono essere presentati anche in forma congiunta da parte di più PMI, fermo restando un numero complessivo di PMI partecipanti non inferiore a 3 e non superiore a 6.
 

Investimenti e spese ammissibili

Gli incentivi finanziano innanzitutto programmi di investimento produttivo destinati allo sviluppo o alla trasformazione delle unità produttive della filiera moda:
  • la creazione di una nuova unità produttiva può accedere alle agevolazioni previste dal decreto;
  • l’ampliamento della capacità produttiva di uno stabilimento esistente rientra tra gli investimenti ammessi;
  • la riconversione può riguardare la diversificazione della produzione verso prodotti precedentemente non realizzati;
  • la ristrutturazione può finanziare un cambiamento sostanziale del processo produttivo dell’unità interessata;
  • l’acquisizione degli attivi di uno stabilimento esistente può essere inserita nel programma agevolato.
Per i programmi di investimento produttivo pari  a 1 milione di euro il decreto ammette anche il rinnovo di impianti, macchinari e attrezzature destinato a mantenere o migliorare la capacità produttiva. Il requisito generale di almeno 1 milione di euro di spesa complessiva continua ad applicarsi all’accesso alla misura.
Al programma produttivo possono affiancarsi progetti di innovazione di processo e organizzativa fino al 40% dell’investimento complessivo e progetti di formazione del personale fino al 20%. Se l’investimento produttivo supera 5 milioni di euro sono finanziabili anche attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.
Nel caso dei progetti aggregati, il programma della singola impresa partecipante dovrà avere un valore non inferiore a € 200.000.
 

Spese ammissibili

a) suolo aziendale e sue sistemazioni, nei limiti del 10% del complessivo programma di investimento produttivo ammissibile;
b) opere murarie e assimilate e infrastrutture specifiche aziendali, nei limiti del 40% del complessivo programma di investimento produttivo ammissibile;
c) macchinari, impianti ed attrezzature vari, nuovi di fabbrica. Rientrano in tale categoria le spese per la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (ad eccezione delle connesse opere murarie) destinati a soddisfare i fabbisogni dell’unità produttiva oggetto di intervento;
d) immobilizzazioni immateriali (brevetti ed altri titoli di proprietà intellettuale, software, licenze)
I programmi di investimento dovranno essere ultimati entro a 36  mesi dalla data del provvedimento di concessione delle agevolazioni, ferma restando la possibilità da parte del Ministero, su richiesta motivata del soggetto beneficiario, di autorizzare una proroga del predetto termine non superiore a 12 mesi.

Agevolazione

Contributo a fondo perduto e, su richiesta dell’impresa, un finanziamento agevolato. Il 75% indicato dal decreto rappresenta il tetto massimo della somma delle due componenti rispetto agli investimenti ammissibili; la percentuale effettiva del contributo dipende dalle intensità di aiuto consentite dal Regolamento GBER, dalla disciplina de minimis e dalla localizzazione del progetto.
Il finanziamento agevolato può raggiungere il 20% degli investimenti ammissibili, ha durata massima di dieci anni oltre a un preammortamento fino a tre anni e applica un tasso pari al 20% del tasso di riferimento vigente alla data di concessione. Il rimborso avviene con rate semestrali.
Per gli investimenti produttivi agevolati secondo la Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale, l’impresa deve inoltre assicurare con risorse proprie o finanziamenti privi di sostegno pubblico almeno il 25% delle spese ammissibili.
Un investimento ammissibile da 4 milioni di euro, per esempio, incontra un tetto complessivo teorico di agevolazioni pari a 3 milioni. Il finanziamento agevolato può arrivare a 800mila euro; gli altri 2,2 milioni non costituiscono automaticamente contributo a fondo perduto, perché la sovvenzione effettiva deve rispettare l’intensità di aiuto applicabile alla singola impresa e all’area in cui si realizza il progetto.
Il decreto consente inoltre di richiedere una prima erogazione anticipata fino al 25% delle agevolazioni concesse, subordinata alla presentazione di una fideiussione bancaria o di una polizza assicurativa di pari importo.
L’incentivo è cumulabile con l’IperAmmortamento 2026-2028 ma non con Nuova Sabatini e misure Simest.
 

Modalità di partecipazione e criteri di valutazione

Un successivo provvedimento del Direttore generale per gli incentivi alle imprese fisserà data iniziale, data finale, procedura telematica, documentazione richiesta e ulteriori indicazioni per l’istruttoria.
Ciascuna impresa potrà presentare una sola domanda, individualmente oppure all’interno di un programma congiunto.
La selezione segue una procedura valutativa con graduatoria, quindi l’ordine di invio della domanda non determina da solo la priorità di accesso.
Le domande vengono valutate tramite graduatoria, basata su:
  • Criteri contabili come la copertura finanziaria delle immobilizzazioni, l’indipendenza finanziaria, l’incidenza degli oneri finanziari e della gestione caratteristica sul fatturato.
  • Qualità della proposta, valutata su:  fattibilità tecnica, rilevanza dei risultati attesi, grado di innovazione, impatto del progetto.
 
Premialità
  • il possesso del rating di legalità riconosce una maggiorazione del 3%;
  • il possesso della certificazione della parità di genere riconosce una maggiorazione del 3%;
  • l’utilizzo prevalente di semilavorati di origine italiana o dell’Unione europea riconosce una maggiorazione del 3%, previa documentazione dell’origine;
  • la presentazione congiunta da parte di imprese collocate in diverse fasi della catena del valore riconosce una maggiorazione del 3%;
  • un’incidenza del costo del personale superiore al 15% del fatturato risultante dall’ultimo bilancio approvato riconosce una maggiorazione del 10%.
 

Cosa possono fare adesso le PMI interessate

In attesa dell'apertura della procedura, le imprese possono iniziare a verificare se rientrano tra i potenziali beneficiari della misura e se gli investimenti programmati rispettano le condizioni previste dal decreto, anche con il supporto dell'Associazione.
Particolare attenzione va riservata all'attività economica esercitata, alle spese previste, alla dimensione complessiva del programma e, per chi intende presentarsi insieme ad altre imprese, ai requisiti stabiliti per i programmi congiunti.
 
 
 

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